Come spezzare le 6 ore
Sei ore sembrano tantissime alle 8:30 del mattino. Non lo sono. Il rischio numero uno non è "non sapere", è finire il tempo mentre stai ancora ricopiando in bella. La regola d'oro: prima ragiona, poi scrivi. Non buttarti subito sulla bella copia.
Organizza i fogli protocollo
Un foglio protocollo ben impostato è metà del lavoro. Dai un ruolo fisso a ogni pagina: così non ti perdi e il commissario capisce subito che hai un metodo.
Analisi della realtà
- Riassunto della traccia con parole tue
- Requisiti elencati uno per uno
- Numeri chiave: sedi, host, servizi
Ipotesi aggiuntive
Lasciala quasi in bianco: la riempi man mano.
Schema logico rete
- Topologia in stile Packet Tracer
- Router, firewall, switch, DMZ, LAN
- Etichette IP / VLAN / subnet
Risposte ai quesiti
- Elenchi puntati, non muri di testo
- Spazio tra un paragrafo e l'altro
- Un concetto = una riga
- Pagina 1 — Analisi della realtà: è il riassunto della prova. Scrivi con parole tue cosa chiede la traccia, così ti chiarisci le idee e dimostri di aver capito il problema.
- Pagina 2 — Ipotesi aggiuntive: lasciala volutamente in bianco. Mentre svolgi la prova ti verranno in mente nuove assunzioni ragionevoli (es. "ipotizzo connettività in fibra", "ipotizzo 50 host per sede"): le aggiungi qui senza stravolgere il resto.
- Pagina 3 — Schema logico: il disegno della rete come se fossi davanti a Cisco Packet Tracer. Posiziona cloud Internet, router, firewall, DMZ, switch e LAN. Questo schema ti guida in tutto il resto della prova.
- Dalla pagina 4 in poi — Sviluppo: rispondi ai quesiti in modo schematico, con elenchi puntati e spazio tra i paragrafi. Chi corregge legge meglio e tu eviti di "dimenticare" pezzi.
La sede centrale è (quasi) una DMZ
Se nella traccia compare una sede centrale che eroga servizi alle altre sedi e/o a Internet, la sua struttura sarà più o meno quella di una DMZ con doppio firewall. È lo schema "jolly" che puoi riproporre in quasi tutte le prove.
Leggendo lo schema dall'alto: Internet arriva al router, passa il firewall esterno, entra nella DMZ (dove vive la stanza server raggiungibile dall'esterno), poi un firewall interno protegge la LAN degli uffici. È esattamente la topologia che riproporrai sul foglio 3.
DMZ, i 2 firewall e le ACL
La DMZ (DeMilitarized Zone) è una rete cuscinetto tra Internet e la LAN interna. Ci metti i server che devono essere raggiungibili dall'esterno: se un attaccante li compromette, resta comunque "bloccato" nella DMZ e non arriva direttamente ai dati interni.
- Firewall esterno (external): sta tra Internet e la DMZ. Lascia passare verso la DMZ solo il traffico dei servizi pubblici (es. 80/443 verso il web server, 53 verso il DNS) e blocca tutto il resto.
- Firewall interno (internal): sta tra la DMZ e la LAN. È più severo: impedisce che, partendo dalla DMZ, si raggiunga la rete interna. La LAN può uscire, ma la DMZ non può "entrare".
- Doppio firewall = "screened subnet": per bucare la rete interna un attaccante dovrebbe superarli entrambi, idealmente di vendor diversi. Da qui il nome "doppio cuscinetto".
Entrambi i firewall filtrano il traffico con le regole ACL (Access Control List): elenchi ordinati di regole permit / deny valutate dall'alto in basso, in base a IP sorgente, IP destinazione, protocollo e porta. La prima regola che combacia decide; in fondo c'è sempre un deny implicito (tutto ciò che non è esplicitamente permesso è negato).
! Permetti dall'esterno solo HTTP/HTTPS verso il web server in DMZ FW(config)# access-list 110 permit tcp any host 192.168.10.2 eq 80 FW(config)# access-list 110 permit tcp any host 192.168.10.2 eq 443 FW(config)# access-list 110 permit udp any host 192.168.10.3 eq 53 FW(config)# access-list 110 deny ip any any ! deny implicito esplicitato FW(config)# interface g0/0 FW(config-if)# ip access-group 110 in
Quali server in DMZ e quali in LAN
Regola pratica: nella DMZ ci va ciò che il mondo esterno deve raggiungere (web, DNS pubblico, mail in ingresso). Nella LAN ci va ciò che resta interno e custodisce i dati (database, file, autenticazione, DHCP). Per ogni server scrivi sempre: a cosa serve, protocollo e porta.
Web Server
Pubblica il sito / portale dell'azienda, raggiungibile da Internet. Serve pagine ai client.
DNS Server
Traduce i nomi (es. azienda.it) in indirizzi IP. La zona pubblica sta in DMZ; il DNS interno resta in LAN.
DB Server
Custodisce i dati (clienti, ordini…). Mai esposto a Internet: lo interroga solo il web server tramite il firewall interno.
RADIUS Server
Autenticazione centralizzata (AAA): chi accede al Wi-Fi/VPN inserisce le credenziali, il RADIUS le verifica. Usato con WPA3-Enterprise e 802.1X.
DHCP Server
Assegna automaticamente IP, subnet mask, gateway e DNS ai client. Senza di lui dovresti configurare ogni host a mano.
NAS Server
Archiviazione di rete condivisa: file, backup, cartelle dei reparti. Accessibile dagli host interni tramite condivisioni.
| Server | Dove | A cosa serve | Protocollo · porta |
|---|---|---|---|
| Web | DMZ | Eroga il sito ai client esterni | HTTP 80 · HTTPS 443 |
| DNS | DMZ / LAN | Risoluzione nomi ↔ IP | 53 UDP (TCP per zone) |
| DB | LAN | Conserva i dati applicativi | MySQL 3306 · PgSQL 5432 · MSSQL 1433 |
| DHCP | LAN | Assegna IP automatici | 67/68 UDP |
| RADIUS | LAN | Autenticazione AAA (Wi-Fi/VPN) | 1812 auth · 1813 acct |
| NAS | LAN | Storage / file condivisi | SMB 445 · NFS 2049 · FTP 21 |
Access Point, WPA3 e AES
Usa un Access Point (AP) ogni volta che la traccia parla di dispositivi mobili, portatili, BYOD, tablet, IoT o aree senza cavo (sale riunioni, magazzini, aule, aree clienti). L'AP collega i dispositivi wireless alla LAN cablata: di solito lo attacchi a una porta dello switch e gli associ la VLAN giusta.
- Quando metterlo: copertura Wi-Fi per uffici/sale, ospiti su una VLAN separata, terminali mobili in magazzino, postazioni temporanee. Per aree ampie usi più AP gestiti da un WLAN Controller.
- WPA3: è il protocollo di sicurezza Wi-Fi più recente. Sostituisce la vecchia 4-way handshake con SAE (Simultaneous Authentication of Equals), che protegge dagli attacchi a dizionario sulla password e garantisce forward secrecy (se rubano una password, le sessioni passate restano cifrate).
- WPA3-Personal: password condivisa (SAE), ideale per piccole reti. WPA3-Enterprise: ogni utente ha credenziali proprie verificate dal RADIUS via 802.1X — è la scelta giusta in azienda.
- AES: è l'algoritmo di cifratura simmetrica che protegge i dati in volo (in Wi-Fi tramite la modalità CCMP). Stessa chiave per cifrare e decifrare, robusto e veloce. WPA3 usa AES; il vecchio TKIP/WEP non si usa più.
VPN site-to-site vs accesso remoto
Una VPN crea un "tunnel" cifrato dentro Internet, così è come se due reti (o un utente e una rete) fossero collegati da un cavo privato. Ne esistono due tipi: scegli in base a chi deve collegarsi.
Site-to-Site
- Collega due reti intere (es. sede centrale e filiale) tramite i rispettivi gateway/router.
- Il tunnel è permanente e trasparente: gli utenti non fanno nulla, è già lì.
- Protocollo tipico: IPsec (IKE per lo scambio chiavi, ESP per cifrare i dati).
- Quando: la traccia ha più sedi fisse che devono condividere risorse.
Accesso remoto
- Collega un singolo dispositivo (PC/smartphone del dipendente) alla rete aziendale.
- Si attiva quando serve: l'utente apre il client VPN e si autentica.
- Protocollo tipico: SSL/TLS (OpenVPN, WireGuard) oppure IPsec; spesso con RADIUS.
- Quando: smart working, tecnici in trasferta, accesso da casa.
- Differenza chiave: la site-to-site unisce reti (gateway-to-gateway, sempre su); l'accesso remoto collega persone (client-to-gateway, all'occorrenza).
- A cosa servono: garantire riservatezza (cifratura), integrità (i dati non vengono alterati) e autenticazione passando su Internet pubblico senza affittare linee dedicate.
Quando ipotizzare Arduino o Raspberry
Tira fuori Arduino o Raspberry Pi quando la traccia parla di sensori, oggetti connessi, monitoraggio sul campo, veicoli, macchinari: sono i "mattoncini" dell'IoT che raccolgono dati dove un PC non ha senso.
Arduino
- Legge/comanda sensori e attuatori in tempo reale, consuma pochissimo.
- Niente sistema operativo: fa un compito ben preciso.
- Ideale come nodo sensore a bordo del dispositivo.
Raspberry Pi
- Ha un OS (Linux), rete, può girare server leggeri e fare da gateway.
- Elabora i dati, li cifra e li manda al cloud/sede centrale.
- Ideale quando serve logica, connettività e un po' di calcolo sul campo.
Esempio classico — flotta di car-sharing: su ogni veicolo monti una scheda che si collega in mobilità con una SIM su rete 5G, si geolocalizza con un'antenna GPS e legge i parametri dell'auto dalla porta OBD-II (la presa diagnostica standard delle automobili) per monitorare batteria e velocità. I dati vengono inviati alla piattaforma centrale, che mostra in tempo reale posizione e stato di salute di ogni mezzo.
- Sul veicolo: Raspberry (o Arduino + modulo) → modulo GPS → modulo 5G/LTE con SIM → lettore OBD-II per batteria e velocità.
- Trasmissione: i dati viaggiano cifrati (HTTPS/MQTT su TLS) verso il server della sede centrale.
- In sede: un server raccoglie i dati, li salva nel DB e li mostra su una dashboard (mappa + allarmi batteria scarica / velocità anomala).
Routing statico e dinamico
Il routing serve solo quando ci sono più router che devono comunicare tra loro (più sedi, più reti). Se hai un solo router o reti già direttamente connesse, non ti serve configurare rotte.
Statico
- Definisci tu ogni percorso con il comando ip route.
- Pro: semplice, prevedibile, nessun traffico extra, sicuro.
- Contro: se cambia la rete devi aggiornare tutto a mano.
- Quando: poche reti, topologia stabile, o la rotta di default verso Internet.
Dinamico
- I router si scambiano le rotte con un protocollo (RIP, OSPF, EIGRP, BGP).
- Pro: si adatta da solo ai guasti e ai cambiamenti.
- Contro: più complesso, consuma risorse, va protetto.
- Quando: molte reti/sedi o topologia che cambia spesso.
! --- Routing STATICO: raggiungo la rete 192.168.2.0/24 via 10.0.0.2 --- R1(config)# ip route 192.168.2.0 255.255.255.0 10.0.0.2 ! Rotta di default verso Internet R1(config)# ip route 0.0.0.0 0.0.0.0 200.0.0.1 ! --- Routing DINAMICO con OSPF --- R1(config)# router ospf 1 R1(config-router)# network 10.0.0.0 0.0.0.3 area 0 R1(config-router)# network 192.168.1.0 0.0.0.255 area 0
VLAN: porte access e trunk
Una VLAN (Virtual LAN) divide logicamente un unico switch fisico in più reti separate. Così metti, per esempio, "Amministrazione", "Produzione" e "Ospiti" su VLAN diverse: non si vedono tra loro anche se attaccati allo stesso switch, e per farle comunicare serve un router (router-on-a-stick o switch L3).
- Porta in modalità ACCESS: appartiene a una sola VLAN. La usi per collegare i dispositivi finali (PC, stampante, telefono IP, AP).
- Porta in modalità TRUNK: trasporta più VLAN insieme usando il tag 802.1Q. La usi tra switch e switch, o tra switch e router.
! 1) Creo le VLAN SW(config)# vlan 10 SW(config-vlan)# name AMMINISTRAZIONE SW(config)# vlan 20 SW(config-vlan)# name PRODUZIONE ! 2) Porta ACCESS verso un PC (VLAN 10) SW(config)# interface fa0/1 SW(config-if)# switchport mode access SW(config-if)# switchport access vlan 10 ! 3) Porta TRUNK verso un altro switch / router (tutte le VLAN) SW(config)# interface g0/1 SW(config-if)# switchport mode trunk SW(config-if)# switchport trunk allowed vlan 10,20
Subnetting FLSM
Il subnetting FLSM (Fixed Length Subnet Mask) divide una rete in sottoreti tutte della stessa dimensione. È il metodo più semplice e quello che quasi sempre basta all'esame: scegli la subnet abbastanza grande da contenere la sede con più host, e la usi uguale per tutte.
Conta quante subnet ti servono
Una per ogni rete/sede/VLAN richiesta. Es. servono 4 subnet.
Calcola i bit da "prendere in prestito"
Trova n tale che 2ⁿ ≥ numero subnet. Per 4 subnet → 2² = 4, quindi n = 2 bit.
Scrivi la nuova subnet mask
Parti dalla mask di partenza e aggiungi gli n bit. Es. da /24 → /26 = 255.255.255.192.
Calcola gli host per subnet
Con h bit host: 2ʰ − 2 (si tolgono indirizzo di rete e broadcast). Con /26 → 2⁶ − 2 = 62 host.
Trova il "salto" (block size) e scrivi le subnet
Block size = 256 − valore mask = 256 − 192 = 64. Le subnet partono ogni 64.
Esempio completo: rete di partenza 192.168.1.0/24, servono 4 sottoreti uguali → maschera /26, 62 host ciascuna, salto 64.
| Subnet | Indirizzo di rete | Primo host | Ultimo host | Broadcast |
|---|---|---|---|---|
| A | 192.168.1.0/26 | .1 | .62 | .63 |
| B | 192.168.1.64/26 | .65 | .126 | .127 |
| C | 192.168.1.128/26 | .129 | .190 | .191 |
| D | 192.168.1.192/26 | .193 | .254 | .255 |